C’è un dato che, da solo, dovrebbe far drizzare le antenne a chiunque lavori nella sanità: oggi quasi tutti cercano informazioni mediche online. Non “qualcuno ogni tanto”, ma il 94,2% degli italiani. E fin qui, si potrebbe dire, nulla di nuovo: l’era del “dottor Google” ce la portiamo dietro da anni. Il salto vero, quello che cambia le regole del gioco, è un altro: il 42,8% usa già l’Intelligenza Artificiale generativa per informarsi sulla salute, e tra i giovani (18-34) l’AI ha addirittura superato Google come primo strumento di ricerca. In pratica, non stiamo più “cercando” informazioni: stiamo iniziando a dialogare con un sistema che risponde, spiega, rassicura… e spesso convince.

Questa è la fotografia tracciata dalla ricerca “Salute Artificiale”, realizzata da Sociometrica e FieldCare su incarico di Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido: una fotografia che mette nero su bianco una nuova abitudine collettiva. L’AI non è più una curiosità da smanettoni, è diventata un pezzo di quotidianità. E la frattura generazionale è netta: i giovani trattano l’AI come un “consulente sempre disponibile”, mentre gli adulti restano più ancorati al motore di ricerca tradizionale. Il punto però non è chi usa cosa: il punto è che cambia la relazione.

Perché la visita medica, oggi, non è più un momento “a compartimenti stagni”. La ricerca dice che l’85,7% degli italiani consulta internet o AI prima o dopo l’appuntamento. È come se il colloquio con il medico fosse “assediato” dal digitale: lo precede, lo segue, lo commenta. Il 63,9% ha usato informazioni trovate online per verificare diagnosi o terapia; e tra chi verifica, il 62,7% ammette di aver messo in dubbio almeno una volta le raccomandazioni ricevute. Fin qui siamo ancora nel territorio del confronto, del controllo, perfino dell’autotutela (che, se ben gestita, può essere anche positiva). Il problema nasce quando dal dubbio si passa all’azione.

Ed eccolo, il dato più scomodo: il 14,1% degli italiani ha modificato o interrotto una terapia basandosi su ciò che ha letto online, senza consultare il medico. Di questi, il 6% lo ha fatto più volte o sistematicamente. Federico Gelli (Direttore Sanità Welfare e Coesione Sociale Regione Toscana e Presidente onorario della Fondazione Italia in Salute) li definisce “ribelli silenziosi”: non contestano apertamente, non fanno scenate, non alzano la voce… semplicemente decidono da soli. E qui il rischio non è solo clinico (che già basterebbe), ma anche relazionale, organizzativo, legale.

La ricerca descrive bene il passaggio da un modello duale “medico-paziente” a un modello triangolare “medico-paziente-digitale”. Tradotto: nella stanza della visita c’è un terzo interlocutore, anche se non lo vediamo seduto sulla sedia. E spesso è un interlocutore gentile, paziente, sempre disponibile, capace di spiegare senza fretta. Antonio Palmieri (ex membro della Camera dei Deputati e Presidente della Fondazione Futuro Solido) lo dice in modo quasi brutale: l’“empatia artificiale” rischia di essere più seducente di quella umana. E sì, fa sorridere… ma fino a un certo punto. Perché la seduzione, quando incontra la fragilità (dolore, ansia, paura), diventa potere.

Allora che si fa? Si demonizza l’AI? Sarebbe come prendersela con il termometro perché segnala la febbre. La strada realistica è un’altra: governare il fenomeno e integrarlo, con intelligenza e buon senso, nel rapporto di cura. Per il medico significa iniziare a “vaccinare” la relazione: non aspettare che il paziente arrivi con la stampa del chatbot in mano come una prova d’accusa, ma anticipare il tema con naturalezza. Una domanda semplice del tipo “Hai letto qualcosa online o hai chiesto all’AI?” può trasformare un potenziale conflitto in un’alleanza. E poi serve chiarezza: indicazioni scritte, obiettivi della terapia, segnali d’allarme, tempi di rivalutazione. Perché una delle ragioni per cui il paziente va online è banalissima (e umanissima): esce dallo studio e, dopo dieci minuti, gli viene il dubbio. L’AI riempie quel vuoto. Se vogliamo ridurre i “ribelli silenziosi”, dobbiamo ridurre i vuoti, dobbiamo scovare i dubbi negli occhi del paziente e chiarificarli.

Per chi si occupa di rischio e responsabilità professionale, invece, questa tendenza è un campanello che suona forte. Quando aumenta l’autonomia decisionale non tracciata (cioè non condivisa e non documentata), aumenta anche il terreno grigio dove nascono incomprensioni, recriminazioni e – nei casi peggiori – contenziosi. Non perché “la colpa sia di qualcuno”, ma perché la comunicazione diventa più complessa e le aspettative più instabili. E sappiamo bene che, in sanità, molte contestazioni non nascono da un dettaglio tecnico, ma da una frattura di fiducia.

La buona notizia? Questa rivoluzione si può gestire. Anzi: può diventare un’occasione per migliorare l’informazione, l’adesione alle cure e la qualità della relazione. Bisogna riconoscere che la partita è cambiata: non siamo più nell’era in cui il paziente “si informa”, siamo nell’era in cui il paziente negozia la sua visione della realtà con un algoritmo che risponde come un essere umano. E se il sistema sanitario fa finta di niente, l’algoritmo si prende tutto lo spazio che resta.

Nella sentenza Cass. pen., 16 gennaio 2026, n. 1788, la Corte di Cassazione mette un punto fermo (molto pratico) su un tema che torna spesso nei contenziosi di responsabilità medica in emergenza: quando l’errore è un’omissione “a monte” (diagnosi/trasporto/monitoraggio), come si dimostra il nesso di causalità senza rifugiarsi in percentuali astratte.

Il caso nasce da un intervento 118 presso l’abitazione di un paziente con sintomi importanti: forte dolore toracico, difficoltà respiratoria, brividi, vertigini, quadro compatibile con una possibile sindrome coronarica acuta. Il medico dell’equipaggio, dopo la valutazione dei parametri vitali, esclude patologie cardiache acute, formula diagnosi di toracoalgia da esofagite e somministra terapia per quel sospetto, senza eseguire un ECG (pur avendo l’apparecchiatura in ambulanza) e senza disporre l’immediato trasporto in ospedale. Dopo circa un’ora, il paziente va incontro a sincope e poi ad arresto cardiocircolatorio; viene trasferito in terapia intensiva cardiologica, ma morirà per un quadro gravissimo con danno anossico cerebrale e ischemico cardiaco secondario.

In primo grado il Tribunale aveva assolto: pur riconoscendo una grave negligenza (colpa) nell’omettere i controlli doverosi, riteneva non raggiunta quella “probabilità prossima alla certezza” richiesta per dire che, con la condotta corretta, l’esito si sarebbe evitato. In appello, però, la Corte territoriale ribalta tutto e condanna; e la Cassazione, investita dal ricorso del sanitario, dichiara il ricorso inammissibile, confermando l’impostazione dell’appello.

Il cuore della pronuncia è qui: nel reato omissivo improprio (il classico “non ho fatto ciò che dovevo fare”), il nesso causale si valuta con un giudizio di alta probabilità logica secondo i principi “Franzese”. Ma — dice la Cassazione — questo giudizio non può ridursi a una lotteria di percentuali (“30–40%”, “60–70%”) prese in astratto. Il giudice deve sì usare le generalizzazioni scientifiche, ma soprattutto deve “sporcarsi le mani” con il caso concreto, escludendo (quando possibile) decorsi alternativi e valorizzando le evidenze specifiche.

Ed è proprio ciò che, secondo la Cassazione, l’appello ha fatto meglio del primo grado: invece di fermarsi al ragionamento “statistico” (“magari l’ECG poteva essere negativo”, “forse non c’era tempo”), ha considerato elementi decisivi emersi nel processo. In particolare: l’ECG eseguito circa un’ora dopo mostrava una SCA con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI); e, alla luce di quel dato, un ECG tempestivo e soprattutto il trasporto immediato con monitoraggio in ambiente ospedaliero avrebbero consentito interventi (monitoraggio, terapia farmacologica, coronarografia e procedure) idonei a bloccare o rallentare l’evoluzione, intercettare tempestivamente l’aritmia e impedire il prolungarsi dell’arresto con mancata ossigenazione cerebrale. La Cassazione sottolinea che le cure poi praticate in ospedale hanno sì ripristinato la stabilità emodinamica, ma troppo tardi: il danno irreversibile deriva dal tempo trascorso senza cure adeguate nel momento critico.

Altro passaggio interessante (e utilissimo per chi lavora in sanità): la Cassazione liquida come generica la doglianza sull’elemento soggettivo. Per i giudici, la colpa era stata già argomentata in modo chiaro: condotta gravemente negligente perché in contrasto con linee guida e con le “evenienze concrete” (cioè: sintomi d’allarme) che imponevano ECG urgente e trasporto.

Cosa ci portiamo a casa, in termini operativi?

Primo: in emergenza, quando ci sono red flag cardiache, la “diagnosi rassicurante” senza test/monitoraggio rischia di diventare un boomerang processuale. Qui non si parla di medicina difensiva, ma di percorso assistenziale minimo ragionevole: ECG tempestivo e scelta prudenziale del setting (ospedale/monitoraggio) quando il quadro lo impone.

Secondo: sul nesso causale, questa sentenza rafforza un concetto che nei giudizi di responsabilità medica pesa tantissimo: non basta dire “non era certo che si salvasse”. Il punto è: con la condotta doverosa, con elevata credibilità razionale, l’evento non sarebbe accaduto o sarebbe accaduto dopo, o con minore gravità. Se la catena logica è ben costruita sulle evidenze del caso, la Cassazione non si lascia ipnotizzare dai numeretti presi “a pacchetto”.

Terzo (lato gestione del rischio): protocolli, formazione e tracciabilità fanno la differenza. In contesti 118/guardia/urgenza, la documentazione su sintomi, ragionamento clinico, criteri di trasporto e test eseguiti non è burocrazia: è sicurezza clinica e, quando serve, difesa tecnica.

Ultimo (lato assicurativo): per medici e strutture, casi così ricordano che la tutela non è solo “avere una polizza”, ma avere la polizza giusta + un impianto di prevenzione del sinistro. E quando il contenzioso parte, entra in gioco anche la Tutela Legale (fondamentale per reggere tempi, consulenze e strategia difensiva), oltre alla corretta gestione della denuncia e del fascicolo.

21 settembre 2023

Alessia, una giovane donna di 21 anni di Acerra (NA), aveva un sogno che coltivava fin da ragazzina: sentirsi bella e sicura di sé nel giorno del suo matrimonio, indossando un abito che mettesse in risalto il suo nuovo décolleté. Il desiderio di migliorare il proprio aspetto l’aveva portata a scegliere un intervento di mastoplastica additiva, un’operazione estetica comune, ma che in questo caso si è trasformata in un incubo irreversibile.

L’intervento si era svolto senza apparenti complicazioni, e Alessia, appena uscita dalla sala operatoria, sembrava stare bene. Tuttavia, col passare dei giorni, i primi dolori iniziarono a farsi sentire, senza mai migliorare. La sua famiglia, preoccupata per le sue condizioni, decise di portarla al pronto soccorso di una casa di cura, ma era ormai troppo tardi. Alessia stava morendo: i suoi parametri vitali erano gravemente compromessi, i reni avevano smesso di funzionare e la giovane faceva fatica a respirare. Poche ore dopo, la sua vita si spegneva.

Alessia stava per sposarsi. Nella comunità di San Pietro a Patierno, il quartiere in cui viveva e lavorava come estetista, lo shock è totale. Famiglia e amici non riescono a trovare pace, e il dolore diventa ancora più insopportabile quando emergono i primi dettagli su quanto accaduto.

La Procura di Napoli ha avviato immediatamente un’indagine. È stato disposto il sequestro della salma di Alessia e l’autopsia, necessaria per stabilire se una possibile infezione post-operatoria sia stata la causa della sua morte. Le indagini si concentrano sull’intervento chirurgico e sul sospetto che la sala operatoria non fosse stata adeguatamente disinfettata. Inoltre, sembra che non siano stati eseguiti i necessari controlli post-operatori sulla paziente, la cui assistenza era stata affidata a personale non qualificato.

La struttura in cui Alessia era stata operata è stata posta sotto sequestro e il chirurgo estetico responsabile dell’intervento è stato sospeso dalla professione per un anno. A peggiorare la situazione, gli investigatori hanno scoperto che il medico aveva falsamente dichiarato di aver eseguito l’intervento, delegandolo invece a un altro specialista. Reati gravi, che includono concorso in omicidio colposo e falso ideologico, pesano ora sulle sue spalle.

Questa vicenda non rappresenta solo la tragica fine di una giovane donna che inseguiva il sogno di sentirsi più bella. È anche un monito sulla necessità di vigilare su chi si affida a professionisti che non operano secondo standard etici e sanitari adeguati.

Alessia non potrà più vedere quel sogno realizzarsi. Ma il suo caso deve spingerci a riflettere su quanto sia importante fare scelte consapevoli e affidarsi a strutture sanitarie qualificate, per evitare che altre vite vengano spezzate così ingiustamente.

Non lasciare che la tua salute sia messa a rischio. Informati, scegli con attenzione e affidati solo ai professionisti certificati. Segui i nostri canali social per rimanere aggiornato su storie, consigli e informazioni preziose sul tema della responsabilità medica e legale.

21 settembre 2023

Alessia, una giovane donna di 21 anni di Acerra (NA), aveva un sogno che coltivava fin da ragazzina: sentirsi bella e sicura di sé nel giorno del suo matrimonio, indossando un abito che mettesse in risalto il suo nuovo décolleté. Il desiderio di migliorare il proprio aspetto l’aveva portata a scegliere un intervento di mastoplastica additiva, un’operazione estetica comune, ma che in questo caso si è trasformata in un incubo irreversibile.

L’intervento si era svolto senza apparenti complicazioni, e Alessia, appena uscita dalla sala operatoria, sembrava stare bene. Tuttavia, col passare dei giorni, i primi dolori iniziarono a farsi sentire, senza mai migliorare. La sua famiglia, preoccupata per le sue condizioni, decise di portarla al pronto soccorso di una casa di cura, ma era ormai troppo tardi. Alessia stava morendo: i suoi parametri vitali erano gravemente compromessi, i reni avevano smesso di funzionare e la giovane faceva fatica a respirare. Poche ore dopo, la sua vita si spegneva.

Alessia stava per sposarsi. Nella comunità di San Pietro a Patierno, il quartiere in cui viveva e lavorava come estetista, lo shock è totale. Famiglia e amici non riescono a trovare pace, e il dolore diventa ancora più insopportabile quando emergono i primi dettagli su quanto accaduto.

La Procura di Napoli ha avviato immediatamente un’indagine. È stato disposto il sequestro della salma di Alessia e l’autopsia, necessaria per stabilire se una possibile infezione post-operatoria sia stata la causa della sua morte. Le indagini si concentrano sull’intervento chirurgico e sul sospetto che la sala operatoria non fosse stata adeguatamente disinfettata. Inoltre, sembra che non siano stati eseguiti i necessari controlli post-operatori sulla paziente, la cui assistenza era stata affidata a personale non qualificato.

La struttura in cui Alessia era stata operata è stata posta sotto sequestro e il chirurgo estetico responsabile dell’intervento è stato sospeso dalla professione per un anno. A peggiorare la situazione, gli investigatori hanno scoperto che il medico aveva falsamente dichiarato di aver eseguito l’intervento, delegandolo invece a un altro specialista. Reati gravi, che includono concorso in omicidio colposo e falso ideologico, pesano ora sulle sue spalle.

Questa vicenda non rappresenta solo la tragica fine di una giovane donna che inseguiva il sogno di sentirsi più bella. È anche un monito sulla necessità di vigilare su chi si affida a professionisti che non operano secondo standard etici e sanitari adeguati.

Alessia non potrà più vedere quel sogno realizzarsi. Ma il suo caso deve spingerci a riflettere su quanto sia importante fare scelte consapevoli e affidarsi a strutture sanitarie qualificate, per evitare che altre vite vengano spezzate così ingiustamente.

———————————————————————————————————————————————————————————————————

Non lasciare che la tua salute sia messa a rischio. Informati, scegli con attenzione e affidati solo ai professionisti certificati. Segui i nostri canali social per rimanere aggiornato su storie, consigli e informazioni preziose sul tema della responsabilità medica e legale.

IL DECRETO ATTUATIVO, PIU’ IMPORTANTE, DELLA LEGGE 24, ASPETTATO PER ANNI E APPROVATO DALLA CONFERENZA STATO-REGIONI A FEBBRAIO DI QUEST’ANNO HA RICEVUTO IL VETO DAL CONSIGLIO DI STATO.

Il regolamento attuativo più atteso, più criticato, perno della normativa che prende il nome dal deputato del PD relatore e ideatore insieme all’On. Bianco della Legge 24, riceve oggi il veto dal Consiglio di Stato a Palazzo Spada.
La notizia è apparsa questa mattina su uno dei quotidiani più importanti del settore, che aveva già trattato proprio a seguito del parere favorevole della Conferenza Stato Regioni, le critiche e le proteste di alcuni degli organi più importanti del settore sanitario e assicurativo, sullo schema di regolamento emesso dal MISE e approvato dagli altri enti preposti e chiamati in causa dalla stessa Legge 24.

La motivazione dei giudici amministrativi chiamati a vagliare tale decreto è la seguente: “È indispensabile un maggior approfondimento su alcuni degli aspetti più controversi, in ordine ai quali anche l’Ivass, nella nota allegata risalente al luglio 2019, ha manifestato perplessità”.

Un pesante veto già ampiamente caldeggiato dalle Associazioni di categoria dei Broker proprio dopo il parere favorevole ottenuto a febbraio proprio in virtù della mancata convocazione di questi ultimi alla lettura critica di questo documento che stravolgerebbe, di fatto, l’assunzione dei rischi professionali nel mondo sanitario.

Trai i temi più controversi, l’applicazione dei nuovi massimali e stabilità delle riserve tecniche degli assicuratori, l’introduzione delle classi di merito proprio come nel settore Motor, l’argomento del diritto di recesso ed alcune eccezioni di opponibilità.

Di nuovo palla al centro e partita tutta da rigiocare.

Trascorsi cinque anni dall’uscita della Legge 24/17 (cd. Gelli-Bianco), riguardo la riforma della Responsabilità Civile Professionale nell’area medico-sanitaria, tutti gli addetti ai lavori hanno atteso l’uscita dei decreti attuativi interministeriali che avrebbero reso efficace ed efficiente un impianto normativo monco.
Finalmente proprio ieri 09/02/2022 è stata sancita l’intesa nella Conferenza Stato – Regioni riunitasi alle ore 15.15 sul nuovo testo della bozza del decreto interministeriale recante il regolamento per la determinazione dei requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e per gli esercenti le professioni sanitarie, dei requisiti minimi di garanzia e per le condizioni generali di operatività delle altre analoghe misure , anche di assunzione diretta del rischio e delle regole per il trasferimento del rischio nel caso di subentro di un’impresa di assicurazione, nonché per la previsione nel bilancio delle strutture un fondo rischi e di un fondo costituito dalla messa a riserva per competenza dei risarcimenti relativi ai sinistri denunciati.
Vediamo quali sono le novità rispetto alla precedente bozza.
Tra le novità più importanti: lo stralcio della parte in cui per poter godere della copertura assicurativa delle polizze di rischio professionale i sanitari avrebbero dovuto essere in regola con almeno il 70% degli obblighi formativi previsti dal piano di formazione continua dell’ultimo triennio. La misura resta comunque in vigore ma nelle modalità previste dal decreto Pnrr e con riferimento temporale al triennio formativo 2023-2025.

I massimali minimi di garanzia delle coperture assicurative obbligatorie per responsabilità civile verso terzi, per le strutture che svolgono anche attività chirurgica, ortopedica, anestesiologica e parto, il massimale dovrà essere non inferiore a 5milioni per sinistro, aumentando così l’indicazione del vecchio testo che era di 4 milioni. I massimali di garanzia potranno essere rideterminati annualmente. Il “centro di gestione unitario” che si sarebbe dovuto occupare della gestione del rischio di responsabilità civile in ambito sanitario della struttura qualora questo fosse stato gestito in modo accentrato, non appare più nel testo.
Da un’attenta lettura, possiamo definire una prima analisi degli articoli più importanti.
Nell’articolo 1, viene citato il glossario contenente tutte le definizioni dei termini applicati nel provvedimento. In particolare risaltano agli occhi le definizioni ai punti f) e g) nelle quali si individua l’esercente la professione sanitaria e attività libero professionale e la definizione alla lettera o) nella quale si cita il sinistro associato al principio claims made, clausola oramai richiamata in, praticamente, tutti i tipi di contratti di assicurazione per la R.C. Professionale, che subito dopo l’emanazione della L.24 è stata protagonista indiscussa nei tribunali per stabilire la validità all’interno degli stessi contratti sopra citati.
Si può notare, anche, come nello stesso articolo venga definita anche la S.I.R. – Self Insurance Retention, ossia la gestione interna alla struttura della quota del rischio non assicurata (compresa all’interno della franchigia espressa sul contratto di polizza).

Nell’articolo 2, viene definito l’oggetto dell’intervento normativo suddiviso in questi punti cardine:
Requisiti minimi di garanzia dei contratti assicurativi di RC Professionale per le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e per gli esercenti la professione sanitaria;
Requisiti minimi di garanzia e condizioni di operatività delle altre analoghe misure;
Regole per il trasferimento del rischio ad impresa assicuratrice subentrante.
Regole per la previsione, nel bilancio delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche o private, di un fondo rischi e di un fondo costituito dalla messa a riserva per competenza dei risarcimenti relativi ai sinistri denunciati.

L’articolo 3 individua l’oggetto della garanzia assicurativa, proponendo lo stesso livello di garanzia sia che l’esercente la professione sanitaria venga scelto dal paziente, sia che quest’ultimo è dipendente della struttura o meno, allo scopo di uniformare e ampliare il livello di sicurezza del paziente. specifica, inoltre, che l’esercente la professione sanitaria possa essere coperto da polizze convenzione o polizze collettive stipulate da organizzazioni sindacali o dalla stessa struttura.

Prevede, con la funzione di stabilizzare il premio assicurativo delle polizze di RC Professionale, la variazione in aumento e/o in diminuzione del premio di tariffa all’atto della nuova stipula o del rinnovo del contratto di polizza in funzione al verificarsi o meno dei sinistri in corso di validità del contratto, nonché la variazione in diminuzione in relazione all’assolvimento certificato nel triennio precedente dell’obbligo formativo e di aggiornamento previsto dalla normativa vigente. In caso di azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore, il diritto di rivalsa da parte di quest’ultimo potrà essere esercitato qualora l’assicurato non abbia regolarmente assolto all’obbligo formativo e di aggiornamento previsto dalla normativa vigente in materia di educazione continua in medicina per il triennio formativo precedente il fatto generatore di responsabilità.
Il professionista potrà essere garantito anche da polizze collettive o polizze convenzioni.
Specifica la non opponibilità dell’eccezione al danneggiato nel caso di azione diretta alla compagnia assicuratrice e nell’ipotesi di copertura dell’esercente la professione sanitaria prestata dalla struttura attraverso analoghe misure di cui all’art. 10 della Legge delega.

L’articolo 4 delinea in modo inequivocabile i massimali minimi di garanzia delle polizze assicurative, prevedendo, la norma, la rivisitazione dei massimali in ordine all’andamento del Fondo di Garanzia per i danni da responsabilità sanitaria.

L’articolo 5 definisce l’efficacia temporale della garanzia assicurativa, nella forma “claims made”. La disposizione richiama il concetto di ultrattività richiamato direttamente dalla Legge e la procedura di preavviso da parte dell’assicurato avuto riguardo ai casi di sinistro denunciati.

Nell’articolo 5-bis disciplina i limiti al diritto di recesso da parte dell’assicuratore, limitato ai soli casi di reiterata condotta gravemente colposa dell’esercente accertata con sentenza definitiva e che abbia comportato un risarcimento del danno.

L’articolo 6 disciplina gli obblighi di pubblicità e trasparenza i capo alle strutture ed agli esercenti le professioni sanitarie.

Nell’articolo 7, viene regolamentato il sistema di eccezioni opponibili, indicando che sono opponibili al danneggiato, previa sottoscrizione di clausola contrattuale da approvare specificatamente per iscritto attraverso appendice di polizza.

L’articolo 8 stabilisce che tutte le strutture sanitarie possono ricorrere, in alternativa al contratto di assicurazione, alle misure analoghe di copertura previste dalla Legge, previa apposita delibera approvata dai vertici della struttura sanitaria che ne evidenzia, altresì, le modalità di funzionamento.

Gli articoli 9,10 e 10-bis regolamentano la costituzione del Fondo di garanzia e del Fondo riserva sinistri (stabiliti nella L. 24), stabiliscono lo scopo e la finalità di ogni Fondo, le condizioni di operatività il relativo sistema di ricostituzione ed interoperabilità tra fondi, al fine di non duplicare gli importi, accantonati mediante attualizzazione del rischio e la rimodulazione del rischio.

Strettamente collegato ai precedenti articoli è il n. 11 che obbliga alla certificazione dei Fondi attraverso revisore legale o collegio sindacale, con applicazione delle norme di impignorabilità delle somme accantonate per il risarcimento del danno,

L’articolo 12, disciplina il subentro contrattuale di una impresa assicuratrice in funzione dell’efficacia temporale della copertura.

Nell’articolo 13 si esplica e regolamenta il rapporto con l’assicuratore nella gestione del sinistro nei casi in cui parte del rischio non sia assicurata (SIR/Franchigia).

L’articolo 14 regola la funzione di Governo del rischio sanitario e gestione dei sinistri.

L’articolo 15 regola la gestione dei sinistri in funzione delle procedure di controllo e Risk Management, obbligando di fatto la struttura a dotarsi di tutti gli strumenti e risorse e processi che possano minimizzare l’evento sinistrorso.

Infine, nell’articolo 16 sono elencate le norme transitorie e finali del provvedimento. Tra queste, gli assicuratori dovranno predisporre i nuovi contratti di assicurazione con i nuovi requisiti minimi entro 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto.
Le polizze contratte prima dell’entrata in vigore del presente decreto, se non conformi ai nuovi requisiti minimi, resteranno in vigore e saranno considerate idonee fino alla scadenza e comunque non oltre i successivi 24 mesi.

Sono ormai trascorsi più di tre anni dall’uscita della Legge 24/17 (cd. Gelli-Bianco), riguardo la riforma della Responsabilità Civile Professionale nell’area medico-sanitaria e da quel momento tutti gli addetti ai lavori hanno atteso l’uscita dei decreti attuativi interministeriali che avrebbero reso efficace ed efficiente un impianto normativo monco.

In una ambientazione pandemica coronata dall’attuale apertura di una crisi di Governo, il Ministero dello Sviluppo Economico presenta alla prossima seduta della Conferenza Stato Regioni che si è tenuta il 21/01/2021 alle ore 14.45, proprio il più importante, atteso e fondamentale dei decreti attuativi alla Legge 24. La discussione riguardante il Punto due all’O.d.g. della Conferenza Stato- Regioni è stata rinviata come si evince dal Report pubblicato alle 17.00 sul sito istituzionale
http://www.statoregioni.it/media/3281/report-csr-21gen2021.pdf

Lo schema di regolamento ex art. 10, comma 6, L. 24 del 2017 recante la determinazione dei requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e per gli esercenti le professioni sanitarie, i requisiti minimi di garanzia e le condizioni generali di operatività delle altre analoghe misure, anche di assunzione diretta del rischio e le regole per il trasferimento del rischio nel caso di subentro contrattuale di un’impresa di assicurazione, nonché la previsione nel bilancio delle strutture di un fondo rischi e di un fondo costituito della messa a riserva per competenza dei risarcimenti relativi ai sinistri denunciati, in attuazione dell’art. 10, co. 6, L. 08/03/2017 n. 24.

Da un’attenta lettura della bozza in questione, possiamo definire una prima analisi degli articoli più importanti.

Nell’articolo 1, viene citato il glossario contenente tutte le definizioni dei termini applicati nel provvedimento. In particolare risaltano agli occhi le definizioni ai punti f) e g) nelle quali si individua l’esercente la professione sanitaria e attività libero professionale e la definizione alla lettera o) nella quale si cita il sinistro associato al principio claims made, clausola oramai richiamata in, praticamente, tutti i tipi di contratti di assicurazione per la R.C. Professionale, che subito dopo l’emanazione della L.24 è stata protagonista indiscussa nei tribunali per stabilire la validità all’interno degli stessi contratti sopra citati.
Si può notare, anche, come nello stesso articolo venga definita anche la S.I.R. – Self INsurance Retention, ossia la gestione interna alla struttura della quota del rischio non assicurata ( compresa all’interno della franchigia espressa sul contratto di polizza).

Nell’articolo 2, viene definito l’oggetto dell’intervento normativo suddiviso in questi punti cardine:
Requisiti minimi di garanzia dei contratti assicurativi di RC Professionale per le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e per gli esercenti la professione sanitaria;
Requisiti minimi di garanzia e condizioni di operatività delle altre analoghe misure;
Regole per il trasferimento del rischio ad impresa assicuratrice subentrante.
Regole per la previsione, nel bilancio delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche o private, di un fondo rischi e di un fondo costituito dalla messa a riserva per competenza dei risarcimenti relativi ai sinistri denunciati.

L’articolo 3 individua l’oggetto della garanzia assicurativa, proponendo lo stesso livello di garanzia sia che l’esercente la professione sanitaria venga scelto dal paziente, sia che quest’ultimo è dipendente della struttura o meno, alla scopo di uniformare e ampliare il livello di sicurezza del paziente. specifica, inoltre, che l’esercente la professione sanitaria possa essere coperto da polizze convenzione o polizze collettive stipulate da organizzazioni sindacali o dalla stessa struttura.

Prevede, con la funzione di stabilizzare il premio assicurativo delle polizze di RC Professionale, la variazione in aumento e/o in diminuzione del premio di tariffa all’atto della nuova stipula o del rinnovo del contratto di polizza in funzione al verificarsi o meno dei sinistri in corso di validità del contratto, nonché la variazione in diminuzione in relazione all’assolvimento certificato nel triennio precedente dell’obbligo formativo e di aggiornamento previsto dalla normativa vigente. Le coperture saranno inoperativa qualora il numero dei crediti ECM sia inferiore a l 70 per cento dei crediti relativi al triennio formativo precedente. Specifica la non opponibilità dell’eccezione al danneggiato nel caso di azione diretta al compagnia assicuratrice e nell’ipotesi di copertura dell’esercente la professione sanitaria prestata dalla struttura attraverso analoghe misure di cui all’art. 10 della Legge delega.

L’articolo 4 delinea in modo inequivocabile i massimali minimi di garanzia delle polizze assicurative, prevedendo, la norma, la rivisitazione dei massimali in ordine all’andamento del Fondo di Garanzia per i danni da responsabilità sanitaria.

L’articolo 5 definisce l’efficacia temporale della garanzia assicurativa, nella forma “claims made”. La disposizione richiama il concetto di ultra attività richiamato direttamente dalla Legge e la procedura di preavviso da parte dell’assicurato avuto riguardo ai casi di sinistro denunciati.

Nell’articolo 5-bis disciplina i limiti al diritto di recesso da parte dell’assicuratore, limitato ai soli casi di reiterata condotta gravemente colposa dell’esercente accertata con sentenza definitiva e che abbia comportato un risarcimento del danno.

L’articolo 6 disciplina gli obblighi di pubblicità e trasparenza i capo alle strutture ed agli esercenti le professioni sanitarie.

Nell’articolo 7, viene regolamentato il sistema di eccezioni opponibili, indicando che sono opponibili al danneggiato, previa sottoscrizione di clausola contrattuale da approvare specificatamente per iscritto attraverso appendice di polizza.

L’articolo 8 stabilisce che tutte le strutture sanitarie possono ricorrere, in alternativa al contratto di assicurazione , alle misure analoghe di copertura previste dalla Legge , previa apposita delibera approvata dai vertici della struttura sanitaria che ne evidenzia, altresì, le modalità di funzionamento.

Gli articoli 9,10 e 10-bis regolamentano la costituzione del Fondo di garanzia e del Fondo riserva sinistri (stabiliti nella L. 24), stabiliscono lo scopo e la finalità di ogni Fondo, le condizioni di operatività il relativo sistema di ricostituzione ed interoperabilità tra fondi, al fine di non duplicare gli importi, accantonati mediante attualizzazione del rischio e la rimodulazione del rischio.

Strettamente collegato ai precedenti articoli è il n. 11 che obbliga alla certificazione dei Fondi attraverso revisore legale o collegio sindacale, con applicazione delle norme di impignorabilità delle somme accantonate per il risarcimento del danno,.

L’articolo 12, disciplina il subentro contrattuale di una impresa assicuratrice in funzione dell’efficacia temporale della copertura.

Nell’articolo 13 si esplica e regolamenta il rapporto con l’assicuratore nella gestione del sinistro nei casi in cui parte del rischio non sia assicurata (SIR/Franchigia).

L’articolo 14 regola le funzione di Governo del rischio sanitario e gestione dei sinistri.

L’articolo 15 regola la gestione dei sinistri in funzione delle procedure di controllo e Risk Management, obbligando di fatto la struttura a dotarsi di tutti gli strumenti e risorse e processi che possano minimizzare l’evento sinistrorso.

Infine nell’articolo 16 sono elencate le norme transitorie e finali del provvedimento.

Speriamo che nella prossima convocazione della Conferenza Stato-Regioni venga reso il giusto parere da inviare al MISE in attesa del visto del Consiglio di Stato.

!0domandetour

Il 13 marzo 2019 alle ore 13.00, immersi nell’antica atmosfera dell’arcispedale Santo Spirito in Saxia di Roma si è tenuta la 1° Tappa de #Le10DomandeTour. Un evento in più fasi con la finalità di presentare il libro “Le 10 domande…” scritto da Claudio Grotti.

Fortemente voluta dall’autore del libro, la location è sita “all’interno del palazzo del commendatore, nell’ormai complesso monumentale del Santo Spirito. Un tempo la “Piccola Spezieria” era il luogo dove, non solo, venivano preparate le medicine per l’ospedale, ma si svolgevano gli studi condotti sulla corteccia di china per la cura della malaria”. (Fonte www.aslroma1.it)

“L’ospedale S. Spirito è l’ospedale più antico di tutta Europa. La sua costruzione risale all’inizio dell’VII secolo d.C., commissionato dall’allora re dei Sassoni Ina, con il nome di Schola, fu concepito come rifugio per i molti pellegrini che ogni anno confluivano verso Roma e il Vaticano. Fu oggetto di un vasto incendio, all’inizio del Pontificato di Leone IV, che colpì non solo la Schola ma tutto il Borgo, giungendo sino alle mura della Basilica di S. Pietro. Successivamente alla ricostruzione e a seguito della 3° crociata, Innocenzo III ne dà la gestione al neonato ordine degli Ospitalieri e al proprio capo spirituale Giudo di Montpellier, già fondatore in Francia di Case Ospitale. Nel 1471 un altro incendio devastò l’ospedale e questa volta fu proprio Sisto IV in considerazione dell’imminente Giubileo a ricostruirlo. La rinascita del nosocomio non fu solo strutturale, da allora medici quali Giovanni Tiracorda, Giovanni Maria Lancisi e Giorgio Baglivi e personalità religiose importantissime quali S. Filippo Neri, S. Camillo De Lellis, nonché artisti d’eccellenza come Michelangelo, Leonardo e Botticelli, cominciarono a frequentarlo per diverse ragioni, scientifiche, artistiche, misericordiose. Oggi le funzioni ospedaliere si sono ampliamente ridotte ma il complesso monumentale risulta essere un centro nevralgico della formazione medica e infermieristica internazionale.” (Fonte Wikipedia)

10 domande - tour

All’incontro hanno partecipato vari relatori tra cui il Dott. Franco Cerquetani in qualità di Direttore Sanitario del Presidio Asl Rm1 S. Filippo Neri, la Dott.ssa Maria Teresa Mainelli della stessa Direzione Sanitaria e l’Avv. Delia Urbani Patrocinante in Cassazione.


Da sinistra a destra:
Dott. Cerquetani, Claudio Grotti, Avv. Urbani, Dott.ssa Mainelli

La manifestazione si è aperta con una breve presentazione del Dott. Massimiliano Grotti, web content editor del nostro sito nonché curatore del libro oggetto dell’evento, riguardo l’attività di divulgazione della cultura assicurativa in materia di Responsabilità Civile Professionale per gli esercenti la professione sanitaria e le strutture sanitarie e socio-sanitarie, mission del progetto medmalinsurance.it

A seguire è intervenuto lo stesso fondatore di Medmalinsurance.it, nonché autore de “Le 10 domande…” che, con l’ausilio di una presentazione multimediale , ha effettuato un’analisi del contesto attuale rispetto la medical malpractice, sottolineando come l’introduzione dell’ultima Legge Gelli-Bianco non abbia sortito l’effetto desiderato, in quanto, come la precedente norma (Legge Balduzzi) ancora monca dei Decreti di attuazione introdotti dall’impianto normativo promulgato dallo scorso Governo e la di cui urgenza d’emanazione non è stata assolutamente recepita dai rappresentanti dell’attuale Esecutivo.

Successivamente è stata effettuata una panoramica dei contenuti del libro, affrontando, attraverso il punto di vista dello stesso autore, il motivo della propria genesi, l’importanza del formato editoriale e, soprattutto, il perché dell’uso di un linguaggio professionale ma diretto, scorrevole e colloquiale.

Gli ospiti hanno, successivamente, approfittato dell’occasione per dialogare con lo stesso Grotti su alcune spigolose tematiche riguardanti la Responsabilità Civile Professionale; notevole l’intervento del pubblico in sala che sulla stregua del “botta e risposta” iniziato dai relatori ha continuato, anche fuori orario, a interagire con l’autore stesso.

Alla fine dell’evento l’autore si è piacevolmente intrattenuto con gli ospiti in un brunch nel quadriportico del palazzo del commendatore.

Le 10 domande più frequenti su come acquistare una polizza di responsabilità civile-professionale

Le 10 domande più frequenti su come acquistare una polizza di responsabilità civile-professionale per l’esercente la professione sanitaria è disponibile su Amazon sia in versione E-book che cartacea. CLICCA QUI per leggere l’estratto.

Vorresti districarti tra le mille e più incomprensibili proposte di polizza Responsabilità Civile per la professione medico-sanitaria? La Legge Gelli-Bianco ti ha complicato, ancor di più, l’esistenza e confuso ulteriormente le idee? Qui troverai le informazioni di cui hai bisogno per scegliere quella che fa al caso tuo.

Mercoledì 13 marzo 2019, dalle ore 13:00 alle 14:00, presso i locali della Piccola Spezieria (Ospedale S. Spirito, Borgo S.Spirito 3, 00193 Roma), ci sarà l’incontro con Claudio Grotti, autore del libro Le 10 Domande più frequenti su come acquistare una polizza di Responsabilità civile professionale per l’esercente la professione sanitaria.

Durante l’incontro si cercherà di far maggiore chiarezza rispetto alla nuova Legge Gelli-Bianco e quanto concerne la RC professionale nel settore medico-sanitario.

Dialogheranno con l’autore:

  • Dott. Franco Cerquetani – Direttore Sanitario del Presidio Ospedaliero S.Filippo Neri;
  • D.ssa Maria Teresa Mainelli – Direzione Sanitaria Presidio Ospedaliero S.Filippo Neri;
  • Avv. Delia Urbani – Patrocinante in Cassazione;

L’evento sarà seguito da un rinfresco!

Le 10 domande più frequenti su come acquistare una polizza di responsabilità civile-professionale per l’esercente la professione sanitaria è disponibile su Amazon sia in versione E-book che cartacea. CLICCA QUI per leggere l’estratto.

Vorresti districarti tra le mille e più incomprensibili proposte di polizza Responsabilità Civile per la professione medico-sanitaria? La Legge Gelli-Bianco ti ha complicato, ancor di più, l’esistenza e confuso ulteriormente le idee? Qui troverai le informazioni di cui hai bisogno per scegliere quella che fa al caso tuo.