Qualche giorno fa in corsia mentre assaggiavo un ottimo caffè appena preparato da un altrettanto ottimo distributore automatico, mi è subito balzato agli occhi un comunicato stampa del quale vi lascio il link in fondo all’articolo, dell’ ANAAO ASSOMED, nota associazione sindacale dei medici dirigenti che mi ha fatto molto riflettere.

In base ad una ricerca condotta proprio dalla stessa associazione venivano riportati nel comunicato i costi che ogni singolo cittadini dovrebbe sostenere per alcune tipologie di cure (ricoveri, interventi, esami diagnostici check up, ecc.) in completa assenza del Sistema Sanitario Nazionale.

Un po’ all’americana…

Una provocazione, peraltro molto interessante significativa, a voler tutelare la nostra sanità pubblica che esprime, in sostanza, quanto espresso dall’Art. 32 della Costituzione.

Ai fini di una sana riflessione e, magari, con lo scopo di eliminare sterili polemiche da sala d’attesa di seguito oltre al link al comunicato una fotografia chiara delle spese mediche che ognuno di noi dovrebbe sostenere per curarsi in assenza di un sistema sanitario come il nostro!

RICOVERO

QUANTO COSTA AL PAZIENTE UN RICOVERO NEL PRIVATO?
da 422 a 1.278 euro al giorno
Per un ricovero che richiede da una bassa a un’alta complessità assistenziale

QUALI ALTRI COSTI SONO A CARICO DEL PAZIENTE IN CASO DI RICOVERO NEL PRIVATO?
€1.200/ora per la sala operatoria
€ 600/giorno per la degenza in un reparto chirurgico
€ 400/giorno per la degenza in un reparto di medicina
€165/giorno per ricovero ordinario post acuzie

INTERVENTI CHIRURGICI

QUANTO COSTA AL PAZIENTE UN INTERVENTO DI COLECISTECTOMIA NEL PRIVATO?
€ 3.300 per Colecistectomia laparoscopica semplice
€4.000 per Colecistectomia laparoscopica complessa
da 3.000 a 10.000€ la parcella del chirurgo

CHECK UP CARDIOLOGICO

QUANTO COSTA AL PAZIENTE NEL PRIVATO?*
€ 775 (con mammografia) Donna >40 anni
€ 694 (con mammografia) Donna <40 anni
€ 345 Uomo <40 anni € 395 Uomo >40 anni

*Le tariffe sono variabili a seconda di età, sesso ed esami previsti (di solito es. Ematici+Ecg di base e da sforzo con visita specialistica finale)

E allora? Vogliamo conservare il nostro servizio sanitario pubblico, o siamo disposti a pagare queste cifre per curarci?
Per noi la risposta è chiara. Ci auguriamo lo sia per tutti i cittadini che ci aiuteranno a difenderlo.

Fonte: https://www.anaao.it/content.php?cont=38216

Nell’era in cui il pay on demand fa da padrone su molti settori, in particolare su quello della comunicazione massmediale, spesso in corsia si sentono commenti più disparati sui medical drama americani e ricorrente è una esclamazione dei pazienti in attesa: “Se fossimo in America tutto funzionerebbe meglio!”

E’ veramente così?

Come funziona in realtà la sanità americana tanto esaltata dalle serie TV statunitensi?

Il sistema sanitario americano non prevede una copertura sanitaria universale, come quella di molti paesi europei. Anche se esistono strutture sanitarie no profit , la maggior parte delle cliniche e delle strutture ospedaliere sono private. Gli Stati Uniti d’America hanno, in sostanza, un sistema sanitario misto nel quale la maggior parte dei cittadini è coperto da polizze assicurative pubbliche o private. Va considerato che, allo stato attuale, non esiste alcun obbligo di legge alla stipula di una copertura sanitaria, pertanto esiste una parte di popolazione priva di copertura.

Possiamo comunque settorializzare i cittadini americani in quattro grandi aree:

  • non assicurati;
  • cittadini coperti da programmi di sanità pubblica in base a requisiti specifici;
  • cittadini che provvedono in via autonoma all’acquisto di una copertura;
  • cittadini la cui copertura è garantita a vari livelli dal proprio datore di lavoro.

Merita un discorso più approfondito la seconda area poichè a propria volta si suddivide in due programmi sanitari pubblici: a) il MEDICAID dedicato e concepito per garantire cure alle persone indigenti e b) il MEDICARE dedicato ai cittadini portatori di disabilità o over 65.
Quest’ultima, può, a facoltà dell’individuo singolo, essere integrata da una copertura privata stipulata in via autonoma. Si affianca a questi due programmi il Children’s Health Insurance Program (CHIP) approvato nel 1997 che copre le spese mediche dei bambini delle famiglie con redditi modesti ma, comunque, più alto della soglia che prevederebbe loro di usufruire del MEDICAID.

Ecco come facendo un confronto con il Sistema Sanitario Nazionale la componente privata giochi un ruolo fondamentale, mentre in Italia la sanità e finanziata dalle tasse versate dai cittadini negli USA fra il paziente e il medico irrompe la figura dell’intermediario assicurativo!

Questo spiega ampiamente il clima rilassato che fa da sfondo a molti medical drama televisivi, pieni di camere singole abbellite con fiori ornamentali e palloncini, medici ed infermieri che fanno la fila per accaparrarsi pazienti che entrano nei pronto soccorso ed altre bizzarre scene che in Italia non sono assolutamente consuetudinarie, anzi..!

Alla stregua di quanto descritto, seppur in via del tutto sintetica, “è proprio vero, che se fossimo in America, tutto funzionerebbe meglio?”

Proviamo, solo un attimo, ad ampliare le nostre vedute, analizziamo meglio il contesto socio economico del nuovo continente mettendolo a confronto il nostro: lo stipendio lordo medio in America è stato nel 2022 di $. 56.420,00 più alto di circa il 5,4% rispetto all’anno precedente; lo stipendio lordo medio in Italia è di €. 26.500,00 ed era lo stesso l’anno precedente. La pressione fiscale americana è nettamente minore rispetto a quella nostrana. A seguito dell’emanazione e d entrata in vigore dell’ObamaCare nel 2007 vige il divieto assoluto, in America, per le compagnie assicurative di negare ad un cittadino la stipula dell’assicurazione e assistenza sanitaria per determinate patologie o sulla base di preesistenze.
Questi tre dati dovrebbero farci riflettere di come quel tipo sistema sanitario può funzionare solo con quel tipo di tessuto socio economico ( e comunque non esiste un sistema perfetto!) e dovrebbe, ancor di più, farci ragionare, su come, seppur possa risolvere parte dei problemi della sanità italiana, il ricorso alle coperture assicurative sia piuttosto limitante per molti cittadini italiani sia a livello economico che assuntivo.

Se queste sono le basi, scusatemi l’ennesima ripetizione, sarebbe possibile secondo voi traslare il Sistema Sanitario Americano in Italia?

Eppure…

Se fossimo in America…

Spesso in corsia mi capita di sentire chiacchierate sulle disparità regionali nel funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale sia in ambito di erogazione delle prestazioni ai cittadini sia in merito alla strumentazione in dotazione alle singole Aziende Sanitarie Locali e nei rapporti tra dipendenti e singola Azienda.

Su cosa si basano queste voci? Hanno un fondamento di verità o sono solo voci di propaganda?

Innanzi tutto, cerchiamo di delineare come è articolato, oggi, il S.S.N.

In base al principio di sussidiarietà, ossia il principio secondo cui, se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può, eventualmente, sostenere l’azione, il Sistema Sanitario Nazionale è articolato su diversi livelli di responsabilità e di governo:

  • Livello centrale – rappresentato dallo Stato, ha il compito di assicurare a tutti i cittadini il diritto alla salute mediante un forte sistema di garanzie, attraverso i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)
  • Livello Regionale – rappresentato dalle Regioni, hanno il compito e la responsabilità diretta della realizzazione del governo e della spesa per il raggiungimento degli obiettivi di salute del paese.

In sintesi, in capo alle Regioni vi è la competenza esclusiva nella regolamentazione ed organizzazione della salute e dei criteri di finanziamento delle Aziende Sanitarie Locali e delle Aziende ospedaliere, in relazione, anche, al controllo della gestione e alla valutazione della qualità delle prestazioni erogate nel rispetto dei principi generali fissati dalle Leggi dello Stato.

Quindi è vero che ci sono disparità tra regione e regione?

Prima di rispondere a questa domanda dovremmo porci un’altra ben più importante: da dove provengono i soldi che alimentano il Fondo Sanitario Nazionale?

Il finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale trova le sue fonti di finanziamento in :

  1. Entrate proprie convenzionali e ricavi delle aziende sanitarie
  2. Compartecipazione da parte delle regioni a statuto speciale
  3. IRAP, imposta sulle attività produttive
  4. IRPeF, imposta su reddito delle persone fisiche

Il 97% ca. delle risorse stanziate viene dedicato ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), servizi standard che il Sistema deve erogare ad ogni cittadino, in maniera gratuita o compartecipata attraverso le risorse del sistema fiscale. Il finanziamento del S.S.N. assolve l’80% del bilancio delle regioni italiane.

I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) a loro volta sono ridistribuiti destinando:

  • 5% alla prevenzione della collettività e del singolo
  • 45% all’assistenza ospedaliera
  • 50% ai distretti presenti sul territorio

Tra le regioni e provincie i Livelli Essenziali di Assistenza vengono ripartiti secondo criteri che prendono in considerazione l’età, il sesso, il livello di assistenza riguardante i cittadini residenti, i tassi di mortalità, gli indicatori territoriali epidemiologici.

Ciascuna unità locale viene finanziata dal Fondo seguendo questi criteri. Per i Livelli superiori a quelli previsti dal Piano Sanitario Nazionale, ogni regione deve impiegare risorse proprie con le quali coprire i disavanzi sanitari di gestione delle Aziende.

Come potete notare il finanziamento per ogni singola regione non solo è complicato da definire ma è anche personalizzato in base a fattori propri di ogni singolo territorio e, di fatto, rispondiamo alla domanda di prima: si è vero, c’è disparità!

Cerchiamo, anche, di capire come vengono finanziate le ASL rispetto alle Aziende Ospedaliere (AO).

Le Aziende Sanitarie Locali (ASL) prendono il finanziamento:

  • In funzione dei costi per attività particolari
  • In funzione dei criteri sopracitati

Le Aziende Ospedaliere (AO) prendono il finanziamento:

  • In funzione della quantità di prestazione ospedaliere e specialistiche
  • Per la propria funzione sul territorio
  • Per entrate proprie

La dotazione del Fondo Sanitario Nazionale nel 2023 sfiora i 200 mld di Euro mentre la compartecipazione dei cittadini è meno di 10 ml di Euro attraverso ticket per le prestazioni, farmaci, accessi ai Pronto Soccorso e visite specialistiche, ricoveri e interventi effettuati tramite strutture accreditate e convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale.

Si riesce ad intuire quanto sia complicato confrontare il rapporto tra il finanziamento erogato per ogni regione ed il grado di soddisfazione dei servizi erogati, un dato quest’ultimo strettamente legato alla presenza dei posti letto, di personale sanitario, della strumentazione senza considerare che buona parte del finanziamento dipende dalla buona condotta fiscale di ogni cittadino/azienda, nonché dalla gestione delle Aziende Sanitarie Locali, dalle scelte di ogni amministratore pubblico andando a ritroso fino alla gestione della singola regione.

Molte delle voci di corsia riguardo le disparità regionali fanno riferimento alle differenze tra nord, centro e sud Italia dove, soprattutto in quest’ultimo, mancano posti letto, strumenti adeguati e personale qualificato che da plausibile spiegazione ai cosiddetti “viaggi della salute” che ogni anno vengono fatti verso nosocomi del nord e centro Italia, creando un vero e proprio circolo viziosi che sta continuando a incancrenire la sanità del sud Italia.

Mi auguro che il Governo italiano con l’aiuto delle Regioni possa trovare al più presto una soluzione a questo annoso problema cercando di amministrare le risorse economiche in modo equo e solidale per consentire ad ogni cittadino il diritto alla salute.

Ultimamente è molto più accentuato il critico vociare da parte di pazienti, cittadini e operatori del settore, sull’argomento della funzionalità, operatività e fruizione del Servizio Sanitario Nazionale. Una istituzione che poggia le proprie fondamenta sulla Costituzione Italiana e precisamente all’art.32.

Sicuramente sarebbe un’eresia dire che non esistano, oggi, problemi di diversa natura che affliggono il Sistema ma, al fine di poter fare una analisi critica della situazione attuale, sarebbe necessario a tutti conoscere un po’ di storia e magari capire , anche, a cosa si andrebbe incontro se questa istituzione arrivasse al collasso o, in alternativa, comprendere come sarebbe stato il nostro paese nel caso in cui i nostri padri costituenti non avessero inserito nella “carta”, come fondamentale il diritto alla salute.

Prima del suo istituto il sistema assistenziale si reggeva su numerosi “enti mutualistici” o “casse mutue”. Il più importante tra di essi era l’“Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie”. Il diritto alla salute, però, era prerogativa di una posizione lavorativa in corso a favore del cittadino: ciascun ente, era, di fatto, competente per una determinata categoria di lavoratori e delle proprie famiglie a carico, che fruivano di una assicurazione sanitaria che provvedeva al pagamento delle cure mediche e ospedaliere. Il finanziamento a tali enti veniva erogato attraverso contributi versati dagli stessi lavoratori e dai loro datori di lavoro. Possiamo definire, pertanto, questa modalità strettamente di tipo corporativo, correlato allo status di lavoratore e non a quello di cittadino. Per non bastare vi erano grosse differenze di prestazione e cure coperte dall’assicurazione sulla base dell’ente di appartenenza ed al lavoro, di fatto, professato o svolto.

Nel 1958, con la L. n. 296, viene istituito, per la prima volta in Italia, il Ministero della Sanità che scorporò le funzioni dell’”Alto Commissariato per l’igiene e la Salute Pubblica” (creato nel 1945) con il primo ministro della salute nella persona del Prof. Vincenzo Monaldi.

Con la Legge n. 132/68 (Legge Mariotti) fu riformato il sistema degli ospedali, gestiti fino ad allora da enti benefici, trasformandoli, in enti pubblici (enti ospedalieri) disciplinandone le funzioni, organizzazioni, amministrazioni e finanziamenti.

Nel 1974 con la L. n. 386, si estinsero tutti i debiti accumulati dagli enti mutualistici nei confronti degli enti ospedalieri, se ne sciolsero i consigli di amministrazione e se ne dispose il commissariamento, trasferendo alle Regioni tutta la materia riguardante l’assistenza ospedaliera.

Il quarto governo Andreotti, con la figura del ministro della sanità Tina Anselmi, con la L. 833/78 soppresse definitivamente il Sistema Sanitario Mutualistico con decorrenza dal 01/07/1980.

La sanità diviene un bene fruibile da tutti!

L’istituzione del Fondo Sanitario Nazionale da incarico al Governo italiano di reperire le risorse annualmente per alimentarlo. Un progetto ambizioso e grande impatto sociale ma ancora non definito, secondo i governi successivi, e di fatto, soggetto a successive modifiche che man mano lo trasformeranno in quello attualmente conosciuto e tanto criticato.

La L. 421/92 trasforma le strutture pubbliche da Unità Sanitarie Locali (USL) in Aziende Sanitarie Locali (ASL) che entrano in concorrenza tra di loro, utilizzando logiche nate proprio dalle aziende private prima fra tutte l’analisi dei risultati.

La L. 299/99 introduce la disciplina, nata proprio dal conflitto d’interesse (argomento principe di quegli anni), per i medici dipendenti del S.S.N., di svolgere attività privata all’interno di strutture pubbliche e esternamente con l’obbligo di scelta.

Nel 2012, con il Decreto Balduzzi, si aboliscono le incompatibilità introdotte nel 1999 e si riorganizza il Sistema Sanitario regolamentando l’attività medica e scientifica.

Un po’ di storia ne abbiamo fatta! I passaggi sono stati tanti ma sempre, rigorosamente, proiettati ad un obiettivo: creare un Sistema Sanitario sostenibile per dare seguito all’art. 32 della Costituzione Italiana, invidiata da molti, anche, ma non solo, per quel diritto alla Salute che ogni cittadino deve possedere.