La clausola di Salvaguardia o S.I.R. (Self Insurance Retention) è definita come l’importo che l’assicurato tiene a proprio carico per ciascun sinistro. Simile alla definizione di franchigia, differisce da quest’ultima poiché da intendersi anche in termini di gestione, istruzione e liquidazione del sinistro ove lo stesso rientri integralmente al di sotto di detta soglia prescelta.
In termini più semplici la franchigia è la soglia minima scelta dalla compagnia al di sotto della quale la copertura non emetterà alcun effetto, mentre la S.I.R. è la gestione di tutti quegli eventi che vanno a ricadere all’interno di quell’intervallo.
La gestione dei sinistri in S.I.R. si rivolge a tutti, in particolare quelli che ne fanno più uso sono tutte quelle realtà pubbliche e private che si trovano, per dimensioni e per territorialità, a gestire un numero di eventi sinistrosi molto alto (per esempio G.D.O., Enti Pubblici, eccetera).
La gestione diretta dei sinistri consente all’assicurato un
maggiore controllo dei propri rischi e una maggiore analisi degli stessi, che
permetterà di elaborarne il contenimento attraverso un corretto e appropriato
piano di gestione.
Proprio per questo molti assicurati preferiscono attivare la S.I.R., mantenendo in proprio quella parte di rischio che risulterebbe antieconomico traferire alla compagnia di assicurazione. L’assicurato, a seconda delle proprie dimensioni, della propria territorialità e, soprattutto, in funzione del proprio piano di contenimento e gestione dei rischi potrà o meno affidare a società esterne specializzate nella gestione dei sinistri in Self Insurance Retention.
https://medmalinsurance.it/wp-content/uploads/2025/07/Pillola17.jpg8001600cgrottihttps://medmalinsurance.it/wp-content/uploads/2025/06/MedMalInsurance-logo.svgcgrotti2019-01-25 08:00:082025-07-29 11:03:22Pillole Assicurative #17: La clausola di Salvaguardia o S.I.R.
Era il 2014 quando insieme ad altri colleghi, si girava nelle corsie dei reparti ospedalieri per cercare di rimediare più contatti possibili di professionisti del settore sanitario, con lo scopo di poter promuovere successivamente Piani Individuali Pensionistici (Fondi Pensione). A quei tempi lavoravo per una compagnia generalista e le responsabilità civili, soprattutto nell’area medico-sanitaria, erano un vero e proprio tabù, perché etichettati come “rischi non graditi” alla compagnia. Seppur la materia fosse interessantissima ed era diventato un mio hobby tenermi aggiornato, frequentare corsi e leggere libri del settore, non avrei, comunque, potuto proporre quel tipo di prodotto assicurativo perché sottoposto al veto della mia mandante.
La cosa che mi stupiva giorno dopo giorno, nell’entrare negli
ospedali e nel percorrere le fredde corsie bianco-verdi pregne di ansia e
sofferenza, era vedere che oltre a noi intermediari del settore assicurativo e
ai rappresentanti farmaceutici o di prodotti medicali, era costante la presenza
di avvocati e di procacciatori di affari di società di tutoring.
Questi ultimi, soprattutto, erano protagonisti di pietosi teatrini, nel quale l’avido imbonitore cercava di convincere in tutti i modi i pazienti, o i loro familiari, che qualora avessero subito un torto anche minimo dal nosocomio o dai medici dello stesso, avrebbero potuto sporgere denuncia, attraverso di loro e a titolo completamente “gratuito”, per danni da medical malpractice. Erano veri e propri avvoltoi che volavano sopra al deserto in attesa di povere vittime da imbonire e assalire, con l’unico obiettivo di distruggere, a torto o ragione, l’immagine e il lavoro della Medicina e dei propri operatori. Il tutto a discapito dei cittadini italiani perché, e in questo caso la statistica viene a darci una mano, proprio nei 5 anni dal 2012 al 2017, il 97% delle cause insorte tra pazienti e medici per medmal sono state archiviate dai Tribunali Italiani con un nulla di fatto, intasando le aule di giustizia, rallentando il lavoro degli impiegati pubblici, dei Giudici, dei Magistrati, dei Cancellieri, con un enorme spreco economico che avremmo preferito destinare a opere diverse.
A fronte di tali bassezze deontologico-professionali, non pochi sono stati gli scontri tra gli ordini e le associazioni di categoria sfociati, addirittura, in vere e proprie campagne in difesa della categoria sanitaria. In particolare ricordo con molta simpatia, un sarcastico spot, dal quale, peraltro, mi sono ispirato per il titolo di questo articolo, nel quale degli avvoltoi sono pronti ad assalire le proprie prede, i medici, garanti della salute di ogni cittadino.
Spot A.M.A.M.I. – Associazione Medici Accusati di Medicalmalpractice Ingiustamente
L’associazione che si era occupata di girare e produrre questo video era l’A.M.A.M.I. – Associazione Medici Accusati di Medicalmalpractice Ingiustamente e questa stessa associazione fu proprio creata, oltre che per mire solidaristiche tra medici, anche a seguito di un’altra grossa campagna pubblicitaria del 2009 di una ormai famosa società di tutoring, dove si evidenziava e sollecitava lo spettatore alla possibilità di intentare o sollevare azioni di rivalsa, anche temerarie, contro il Servizio Sanitario Nazionale.
Spot del 2009
Bene… considerato che siamo in tema del #10yearschallenge
che spopola su social network, mettendo a confronto due fotografie, una attuale
e una di dieci anni fa, possiamo dire di essere fortunati a poter fare
altrettanto con questi video di odio contro la categoria sanitaria. Infatti,
dopo ben 10 anni, la stessa società di tutoring, ci riprova, e anche in grande
stile. Il nuovo spot passa sulla rete pubblica nazionale, nell’orario di punta,
con un messaggio più che diretto allo spettatore e con un testimonial di
eccezione: Enrica Bonaccorti. Facendosi gioco della risposta della A.M.A.M.I.
di cinque anni prima, ignorando completamente qualsiasi regola di deontologia
professionale, in un momento di forte cambiamento della giurisprudenza al
riguardo, considerato che siamo a quasi due anni da un cambio normativo molto
forte sulla responsabilità medica e sulla sicurezza delle cure, questa stessa
società entra con feroce prepotenza nelle case degli Italiani a promuovere,
come merendine e biscotti, il loro servizio di gestione dei danni alla persona
finalizzata all’ottenimento di un risarcimento nei casi di ipotetica
malasanità.
Spot del 2019 #10yearschallenge
In un clima già pesante nei confronti dei medici, degli
infermieri e degli operatori socio-sanitari, dove i mass-media ne fanno
protagonisti per eccellenza di cronaca nera, ove un nuovo impianto normativo
appena insediato fa molta fatica a partire, ove gli stessi operatori di
giustizia fanno fatica a interpretare e applicare la Legge, ove le Compagnie assicurative
nazionali fuggono dal rischio consentendo alle straniere di fare cartello, si
innesta un ulteriore incitamento all’odio nei confronti degli operatori
sanitari del Servizio Sanitario Nazionale e per giunta proprio sul circuito
televisivo pubblico (un controsenso senza precedenti). Tutto questo non farà
altro che favorire la migrazione degli operatori dal pubblico al privato,
portando inevitabilmente ulteriore diffidenza su tutte le categorie operanti, e
gli effetti di tutto questo non potranno che ricadere su tutti gli utenti,
ossia su tutti noi.
Non posso che condividere l’ennesima reazione del mondo
associativo, delle organizzazioni sindacali e della Federazione Nazionale degli
ordini dei medici (FNOMCEO) che hanno immediatamente richiesto la sospensione in
via “cautelativa” dello spot in questione alla televisione pubblica. La
valutazione della reclame pubblicitaria sarà sottoposta all’Istituto
dell’Autodisciplina Pubblicitaria, anche se la stessa FNOMCEO ha annunciato una
lettera al Consiglio Nazionale Forense in relazione alle pressioni da parte di
avvocati per intentare cause di risarcimento che, come prima accennavo, per
oltre il 90% finiscono in un nulla di fatto.
Ultimamente, anche Consulcesi ha promosso una petizione online, sul sito Change.org per la creazione del Tribunale della Salute, un vero e proprio luogo di confronto e non di contrapposizione tra medici e pazienti. In 48 ore l’iniziativa ha raggiunto più di 10.000 adesioni, una bella risposta allo spot di incitamento all’odio.
Personalmente, la mia opinione, converge a favore della
categoria sanitaria. Non mi sono mai piaciuti né gli avvoltoi né le persone che
si approfittano della sofferenza altrui. Coloro che lavorano nella sanità e nel
sociale, ogni giorno sopportano un enorme peso psico-fisico per portare avanti la
loro professione. Alcuni di loro dedicano a tal punto se stessi al bene degli
altri, superando spesso le barriere del benessere proprio. Basti pensare allo scalpore
che ha suscitato il post di chirurgo di un ospedale toscano che ha festeggiato
il proprio capodanno in sala operatoria, accumulando ben oltre 600 ore di
lavoro notturno in un anno a discapito della propria famiglia. Quanti pazienti
dovranno ringraziare quel medico?
Credo fermamente nella giustizia e so perfettamente che su
ogni albero possono crescere mele marce, che vanno assolutamente estirpate
prima che rechino danni ad altri, ma credo anche che invece di creare
pubblicità televisive che possono aumentare l’astio, l’odio e la sfiducia nella
sanità, si potrebbero investire soldi per fare qualcosa di molto più concreto
per portare a galla tutte le falle del sistema, a partire dagli impiegati
improduttivi o perennemente malati, ai
giochi di potere e quei sanitari che hanno tradito il proprio giuramento, la
loro missione, in favore di un “credo” molto più “prezioso” e “appagante”.
Molti professionisti, in particolare nel settore medico-sanitario,
si sono scontrati più di una volta, soprattutto nel passato, con polizze che in
parte o per tutte le garanzie avrebbero coperto l’assicurato in secondo
rischio. Cosa vuol dire?
La clausola di Secondo rischio copre il rischio assicurato nella parte eccedente il massimale di una prima polizza, oppure si potrebbe avere a disposizione una copertura che viene prestata in presenza di condizioni contrattuali diverse da quelle previste per il primo rischio.
In parole più semplici, la clausola rende la polizza effettiva a partire dal massimale previsto dalla prima assicurazione, fino al massimale di secondo rischio.
Affinché possa essere operativa, una clausola di secondo
rischio deve essere formulata in maniera specifica. Caratteristica principale
ed essenziale è che il rischio assicurato sia già stato oggetto di
assicurazione da una prima polizza vigente al momento della stipula della
seconda. Entrambe non possono e non devono assolutamente riguardare rischi
differenti tra loro.
Essendo una clausola che ha fatto molto discutere sulla
propria operatività e liceità, questa è stata ovviamente oggetto di varie
dispute nei vari tribunali italiani, concluse con la sentenza 4936/15 della III
Sez. Cass. Civ. che ha inteso chiarire definitivamente la natura della clausola
in questione.
https://medmalinsurance.it/wp-content/uploads/2025/07/Pillola16.jpg8001600cgrottihttps://medmalinsurance.it/wp-content/uploads/2025/06/MedMalInsurance-logo.svgcgrotti2019-01-18 08:00:192025-07-29 11:03:22Pillole Assicurative #16: La clausola di secondo rischio
Cosa
è successo nel comparto corporate,
per enti sanitari pubblici e privati, dopo l’uscita della Legge Gelli-Bianco,
nell’ambito assicurativo?
Durante
l’anno 2017 il numero di strutture sanitarie pubbliche assicurate con polizze a
copertura della responsabilità civile sanitaria è diminuito: le recenti
statistiche Ivass, pubblicate dall’ente, rivelano che più del 50% delle
strutture, assicurate nel 2010, al 2017 risultavano scoperte; non solo, i premi
raccolti nell’ultimo anno sono in calo del 2,4% rispetto al 2016.
Questi
dati delineano come l’entrata della Legge Gelli abbia avuto un effetto
contrario rispetto a quello che, molto probabilmente, si era prefigurato il
legislatore. La norma di fatto non rende obbligatoria completamente la stipula
di una polizza di Responsabilità Civile anzi lascia aperto (normandolo) il
canale delle analoghe misure. Così, in assenza di organi di controllo o regimi
sanzionatori, la facoltà di assicurarsi con apposito contratto resta nel limbo
(questo discorso, ovviamente, vale solo per le strutture, pubbliche o private
che siano).
Si
spera che i regolamenti attuativi, in fase di realizzazione, possano aiutare a
invertire questo trend ma quello che appare è che, soprattutto nel pubblico,
stia prendendo piede la cosiddetta auto-ritenzione, ovvero sviluppare delle
vere e proprie gestioni del rischio per ogni singola Regione o A.S.L. con un
sostanziale ricarico della spesa risarcitoria a carico del bilancio sanitario
del singolo ente (ndr: ma la Legge non
serviva proprio a decomprimere la pressione delle voci di spesa dei bilanci?).
Una funzione, quella dell’auto-ritenzione, cui le Regioni stesse non sarebbero
adeguatamente preparate nemmeno attraverso regolamenti disciplinati dalla
normativa vigente, finendo per porre a carico di tutti gli eventuali
risarcimenti dovuti a errori di pochi.
Una
prima analisi di questa situazione è stata fatta dalla S.I.M.L.A. (Società
Italiana Medicina Legale e delle Assicurazioni), nell’ambito di un convegno sul
ruolo dei consulenti legali ai sensi dell’art. 696 bis C.P.C. introdotto dalla
Legge Gelli.
Uno
degli obbiettivi della norma era di alleggerire la conflittualità legata agli
esiti dei trattamenti operatori e curativi in ospedale per il tramite sia
dell’introduzione dell’assicurazione sia della mediazione: partendo da questo
assoluto, durante il convegno i vari relatori, hanno affrontato il problema di
come nel 2017, periodo in cui la spesa sanitaria è stata pari all’8,9% del PIL,
i dati Ivass e di altri vari osservatori, facenti capo a compagnie di
assicurazione, intermediari, associazioni di categoria, ecc., abbiano
confermato una ritirata delle compagnie di assicurazione dalle strutture
sanitarie e sociosanitarie pubbliche, nell’ambito della medical malpractice.
L’effetto
di trend: il mercato assicurativo sulla medmal è concentrato in un pugno di
compagnie, per giunta straniere; pochi premi, molte controversie. Tutto questo
impatta sia sulla sostenibilità economica della spesa sanitaria sia sull’effettiva
tutela del diritto alla salute sancito dall’art. 32 del Costituzione Italiana.
Tutto
ciò porta a un enorme sbilanciamento tra il liquidato per il risarcimento del
danno da parte delle strutture pubbliche e quelle private. Tale dato avvalora ancor
di più la scelta dell’auto-ritenzione in ambito pubblico, in considerazione
anche dell’allontanamento delle compagnie di assicurazione: gli Enti pubblici
(Regioni, ASL, Nosocomi) costituiscono dei fondi di riserva, specificatamente
destinati a risarcire i pazienti che hanno subito dei danni a seguito di errori
sanitari, alimentati da accantonamenti annuali.
Alla
stregua di quanto descritto sopra, auspichiamo che il Governo dia un giro di
vite all’emanazione dei decreti attuativi, al fine di fare il prima possibile
chiarezza su quanto rimasto di dubbio su questa materia e tanti altri temi che
a tutt’oggi impediscono alla norma di agire proprio a favore di quel diritto
alla salute che, ormai da tempo, sembra essere stato abbandonato.
https://medmalinsurance.it/wp-content/uploads/2025/07/auguri_epifania-1.jpg338550cgrottihttps://medmalinsurance.it/wp-content/uploads/2025/06/MedMalInsurance-logo.svgcgrotti2019-01-06 08:00:152025-07-29 11:03:22Buona Epifania dallo staff di medmalinsurance.it